Biografie

Beccaria, Cesare (Milano 1738-1794), filosofo ed economista italiano.

Compiuti gli studi di giurisprudenza presso l’università di Pavia, si accostò alle opere degli illuministi francesi, in particolare alle Lettere persiane (1721) di Charles-Louis Montesquieu; nel 1762, legatosi d’amicizia con Pietro Verri, entrò nella cerchia del “Caffé”, la rivista degli illuministi milanesi, e scrisse un saggio di economia intitolato Del disordine e de’ rimedi delle monete nello stato di Milano nel 1762.
Beccaria è ricordato soprattutto per Dei delitti e delle pene. In quest’opera, pubblicata a Livorno nel 1764 e da allora tradotta in tutte le lingue europee, denunciò la durezza e gli eccessi del diritto penale, in particolare della pena di morte e della tortura, invocando la necessità di proporzionare la pena al delitto. Dei delitti e delle pene ebbe un’importante funzione di stimolo e guida per la riforma dei codici penali di molti paesi europei e degli Stati Uniti d’America.
Come economista, Beccaria seguì l’insegnamento dei fisiocratici: nell’opera Elementi di economia pubblica (1771), considerata uno dei libri fondamentali del pensiero economico italiano, sostenne l’importanza della libera concorrenza per il mantenimento di un’economia sana. Tra i primi a considerare l’istruzione come mezzo di contenimento della criminalità, fu professore di diritto pubblico ed economia presso le Scuole Palatine di Milano dal 1768 al 1770; dopo il 1771 ricoprì diverse cariche pubbliche.

 

Cavour, Camillo Benso conte di (Torino 1810-1861), statista piemontese e primo ministro del Regno d’Italia; fu uno dei principali protagonisti del Risorgimento italiano.

In Piemonte iniziò la sua attività politica negli ultimi anni del regno di Carlo Alberto, contrassegnati dall’esperienza dello Statuto e dalle riforme liberali, a cui aveva fatto seguito la partecipazione del Regno di Sardegna alla prima guerra d’indipendenza. Cavour fondò con alcuni moderati piemontesi il giornale “Il Risorgimento”, che diresse per un anno (1847-48), continuando poi a collaborarvi fino al 1850, quando venne nominato ministro dell’Agricoltura nel governo di Massimo d’Azeglio.

Dopo essere stato ministro delle Finanze, il re Vittorio Emanuele II lo nominò capo del governo (1852), carica che gli permise di adottare misure per lo sviluppo economico del Piemonte e per la costruzione di una rete ferroviariaIn politica estera si associò al re, deliberando nel 1854 la partecipazione dell’esercito sardo alla guerra di Crimea: il congresso di pace di Parigi del 1856 consentì a Cavour di attaccare lo Stato pontificio e il Regno delle Due Sicilie e di ottenere l’attenzione della Francia e della Gran Bretagna alla questione nazionale italiana. I rapporti da lui intrecciati con l’imperatore Napoleone III sfociarono negli accordi di Plombières (1858), che prevedevano l’intervento militare francese in appoggio al Piemonte, nel caso l’Austria avesse dichiarato guerra al regno sabaudo, e reciproche acquisizioni territoriali nella penisola. Nel frattempo Cavour intensificò i rapporti politici con gruppi di patrioti democratici, ex mazziniani, raccolti intorno alla Società nazionale.

Nel 1859 riuscì a rendere operative le clausole degli accordi di Plombières, costringendo l’Austria a dichiarare guerra al Piemonte: iniziate nell’aprile del 1859, le operazioni militari franco-piemontesi della seconda guerra d’indipendenza portarono alla liberazione della Lombardia dal dominio austriaco, mentre contemporaneamente sorgevano, ispirati da Cavour, movimenti annessionistici in Toscana, a Modena, a Parma e nelle Legazioni pontificie. L’improvvisa decisione presa da Napoleone III di ritirarsi dal conflitto, che condusse all’armistizio di Villafranca (8-11 luglio 1859) tra Austria e Francia, provocò la reazione di Cavour, che si dimise da presidente del Consiglio.Ritornato a occupare la carica nel gennaio del 1860, Cavour persuase l’imperatore francese a riconoscere i risultati dei plebisciti che si erano tenuti in Emilia e in Toscana, con esiti ampiamente favorevoli all’unificazione al Piemonte, concedendogli in cambio Nizza e la Savoia. Nell’estate dello stesso anno sostenne l’intervento dell’esercito sardo al comando del re, che fu inviato a occupare le Marche e l’Umbria e a raccogliere il frutto dell’impresa che Garibaldi e i suoi volontari stavano portando a termine con la liberazione del Sud dal dominio borbonico (Spedizione dei Mille). Cavour fu il primo presidente del Consiglio del nuovo Regno d’Italia.

Martin Lutero, figlio di un minatore arricchitosi ed entrato a far parte dei Vierherrn (diventando “quadrumviro”, uno dei quattro cittadini che difendevano la comunità davanti al magistrato) a Mansfeld, Lutero studiò a Mansfeld, Magdeburgo e Eisenach.

Entrò diciassettenne all’Università di Erfurt, conseguendo il diploma di magister artium nel 1505. Iniziò poi gli studi giuridici su consiglio del padre, ma li interruppe per entrare nel monastero degli agostiniani osservanti di Erfurt, dove fu ordinato sacerdote nel 1507.Dedicatosi agli studi di teologia, entrò in amicizia con Johannes von Staupitz, il vicario generale degli agostiniani e titolare della cattedra di lectura in Biblia all’Università di Wittenberg, che nel 1508 gli diede l’incarico di tenere un corso di filosofia morale. Laureatosi in teologia nel 1511, tornò a Erfurt, dove continuò a insegnare e a studiare (1509-1511). Nel novembre del 1510 fu inviato a Roma in rappresentanza di sette monasteri agostiniani e poté osservare da vicino la vita religiosa della capitale della cristianità, rimanendo profondamente colpito dai costumi mondani del clero romano. Tornato a Erfurt, fu poi professore a Wittenberg, dove completò gli studi in teologia acquisendo il dottorato nel 1512 e ottenendo in seguito la cattedra di teologia biblica che tenne fino alla morte.Predicatore e professore instancabile, i suoi studi sul Nuovo Testamento lo indussero a credere che i cristiani non ottengono la salvezza per meriti propri, ma per grazia divina, da essi accettata per fede; questa scoperta fu cruciale nella vita di Lutero, portandolo a rigettare alcuni dogmi fondamentali della Chiesa cattolica.

Secondo la testimonianza di Melantone, peraltro non presente ai fatti, il 31 ottobre 1517 Lutero affisse sulla porta della Cattedrale di Wittenberg 95 tesi redatte in latino, in cui esprimeva la sua opposizione alla vendita delle indulgenze promossa da Leone X per la raccolta di fondi destinati a completare la basilica di San Pietro a Roma. Le tesi di Lutero, tradotte immediatamente in tedesco e divulgate, vennero discusse sia a Wittenberg sia in altre città tedesche, provocando l’intervento della Curia romana (vedi Papato) che, dopo aver convocato Lutero dinanzi al cardinale legato Caetano e dopo un confronto a Lipsia nel 1519 con il teologo Johannes Eck, ne condannò l’insegnamento il 15 giugno 1520 con la bolla Exsurge Domine di Leone X, prima di scomunicarlo nel gennaio del 1521. Convocato a comparire di fronte all’imperatore Carlo V alla Dieta di Worms nell’aprile del 1521, Lutero fu invitato a ritrattare le sue tesi; egli rifiutò, sostenendo che le sue convinzioni derivavano dalla Scrittura e che nessuno era tenuto ad agire contro la propria coscienza. Messo al bando dall’imperatore, fu salvato con un finto rapimento dal suo protettore, il principe Federico III il Saggio di Sassonia, che lo nascose nella fortezza di Wartburg, dove Lutero tradusse in tedesco dal greco il Nuovo Testamento. Figlio di un minatore arricchitosi ed entrato a far parte dei Vierherrn (diventando “quadrumviro”, uno dei quattro cittadini che difendevano la comunità davanti al magistrato) a Mansfeld, Lutero studiò a Mansfeld, Magdeburgo e Eisenach. Entrò diciassettenne all’Università di Erfurt, conseguendo il diploma di magister artium nel 1505. Iniziò poi gli studi giuridici su consiglio del padre, ma li interruppe per entrare nel monastero degli agostiniani osservanti di Erfurt, dove fu ordinato sacerdote nel 1507.Dedicatosi agli studi di teologia, entrò in amicizia con Johannes von Staupitz, il vicario generale degli agostiniani e titolare della cattedra di lectura in Biblia all’Università di Wittenberg, che nel 1508 gli diede l’incarico di tenere un corso di filosofia morale. Laureatosi in teologia nel 1511, tornò a Erfurt, dove continuò a insegnare e a studiare (1509-1511). Nel novembre del 1510 fu inviato a Roma in rappresentanza di sette monasteri agostiniani e poté osservare da vicino la vita religiosa della capitale della cristianità, rimanendo profondamente colpito dai costumi mondani del clero romano. Tornato a Erfurt, fu poi professore a Wittenberg, dove completò gli studi in teologia acquisendo il dottorato nel 1512 e ottenendo in seguito la cattedra di teologia biblica che tenne fino alla morte.Predicatore e professore instancabile, i suoi studi sul Nuovo Testamento lo indussero a credere che i cristiani non ottengono la salvezza per meriti propri, ma per grazia divina, da essi accettata per fede; questa scoperta fu cruciale nella vita di Lutero, portandolo a rigettare alcuni dogmi fondamentali della Chiesa cattolica.

Dal 1537 Lutero, oppresso da problemi di salute, si dedicò prevalentemente a scritti polemici. Preoccupato dal risorgere del papato e per quello che egli interpretò come un tentativo degli ebrei di approfittare della disputa religiosa tra i cristiani per riaprire la questione del messianismo di Cristo, ingaggiò una polemica violenta contro di essi, contro il papato e i riformatori più radicali, gli anabattisti. All’inizio del 1546 fu chiamato a Mansfeld per risolvere il contrasto tra due principi locali; riuscì nell’impresa, ma si ammalò e si spense ad Eisleben il 18 febbraio 1546.

Richelieu, Armand-Jean du Plessis

INTRODUZIONE Richelieu, Armand-Jean du Plessis (Parigi 1585-1642), cardinale e statista francese; promotore dell’assolutismo in Francia, gettò le basi della grandeur francese del XVII secolo.

L’ASCESA POLITICA ED ECCLESIASTICA Da ragazzo aveva intrapreso la carriera militare, ma quando il fratello Alphonse decise di rinunciare alla propria diocesi di Luçon, vicino a La Rochelle, per dedicarsi alla vita monastica, Richelieu, per non perdere un bene di famiglia, prese i voti e all’età di ventidue anni fu consacrato vescovo. Entrò in politica come membro degli Stati Generali nel 1614, e presto si guadagnò il favore della regina madre di Francia, Maria de’ Medici. Nel 1616 divenne segretario di stato ma l’anno successivo cadde in disgrazia e fu bandito da corte assieme alla regina. La riconciliazione, nel 1622, gli valse la porpora cardinalizia e un seggio nel Consiglio reale; nel 1624 divenne primo ministro del re Luigi XIII. Dopo il 1630, quando Maria de’ Medici tramò, senza successo, al fine di rimuovere dall’incarico il suo ex protetto, Richelieu era ormai di fatto l’uomo politicamente più influente di Francia.

IL RESTAURATORE DELL’AUTORITÀ REGIA Gli ugonotti francesi, che il primo ministro considerava come un vero “stato nello stato”, cercavano di garantirsi il sostegno dell’Inghilterra; il primo importante provvedimento politico adottato da Richelieu fu proprio un’abile mossa per assicurarsi l’amicizia inglese e tutelarsi contro possibili interventi in suolo francese: un matrimonio tra la sorella del re, Enrichetta Maria, e il principe di Galles, il futuro Carlo I d’Inghilterra. Durante il suo lungo ministero, gli obiettivi perseguiti dal cardinale furono sostanzialmente due: restituire alla Francia l’antico prestigio sullo Scacchiere europeo e consolidare l’autorità della monarchia.

LO STRATEGA DELLA POLITICA ESTERA Sul piano della politica estera, per limitare l’espansione del potere degli Asburgo, già insediati in Spagna e in Austria, strinse alleanze con l’Olanda e i principi tedeschi e coinvolse la Francia in una guerra contro l’Austria e la Spagna (1628-1631) mentre era in gioco la successione nel Ducato di Mantova. Nel 1631 finanziò l’attacco alla Germania condotto da Gustavo II Adolfo, re di Svezia. Tuttavia più tardi, quando partecipò alla guerra dei Trent’anni, si alleò con i protestanti tedeschi. Nel frattempo, vedendo nel potere degli ugonotti francesi una minaccia alla stabilità della monarchia, nel 1628 Richelieu cinse d’assedio La Rochelle, ultima roccaforte dei protestanti. Il documento conclusivo, detto “grazia di Alais”, confermava agli ugonotti la libertà di culto, ma distruggeva la loro forza politica e militare. Con misure energiche ed efficaci, Richelieu riuscì a strappare il potere politico alle grandi famiglie di Francia, facendo del re un monarca assoluto e confermando il paese come la prima potenza militare d’Europa. Egli promosse le esplorazioni e la colonizzazione francese in Canada e nelle Indie; generoso mecenate, fu il fondatore dell’Académie Française.

Robespierre, Maximilien-François-Marie-Isidore de (Arras 1758 – Parigi 1794), uomo politico francese, fu uno dei principali protagonisti della Rivoluzione francese e il più importante esponente del regime del Terrore.

Seguace delle nuove dottrine sociali del filosofo francese Jean-Jacques Rousseau, fu eletto deputato agli Stati Generali nel maggio del 1789, poco prima che scoppiasse la rivoluzione; successivamente fece parte dell’Assemblea nazionale costituente, dove si distinse per eloquenza, battendosi per la libertà di stampa, il suffragio universale e l’istruzione gratuita e obbligatoria. Nell’aprile del 1790 diventò presidente del club dei giacobini, e acquistò una popolarità sempre maggiore come nemico della monarchia e fautore di riforme democratiche.

Temendo una coalizione militare degli altri paesi europei contro la Francia, si oppose con fervore alla propaganda bellica dei girondini, che però godevano della maggioranza nell’Assemblea legislativa, da poco costituita (1791).Dopo la caduta della monarchia, nell’agosto del 1792, Robespierre fu eletto come rappresentante di Parigi alla Convenzione nazionale e votò per l’esecuzione del re Luigi XVI; nel maggio del 1793, sostenuto dal popolo di Parigi, costrinse i girondini ad abbandonare la Convenzione nazionale. In luglio divenne membro dell’organo esecutivo dello stato, il Comitato di salute pubblica, e in breve tempo ottenne il controllo del governo. La Francia era in subbuglio e all’estero si stava consolidando la prima coalizione (vedi Guerre napoleoniche) in funzione antifrancese; desideroso di restaurare l’ordine e limitare il pericolo di un’invasione straniera, Robespierre, appoggiato dal Comitato, si liberò di tutti i possibili nemici della rivoluzione, sia estremisti sia moderati.

Questa politica portò all’istaurazione del regime del Terrore e all’esecuzione, nel marzo e aprile 1794, di alcuni capi rivoluzionari, fra cui Jacques-René Hébert e Georges Danton. Di fronte al pericolo di una totale scristianizzazione del paese, Robespierre, temendo la perdita di un controllo morale, proclamò religione dello stato il culto laico dell’Ente Supremo basato sulle teorie deistiche di Rousseau, ma il suo decreto gli attirò l’ostilità sia dei cattolici sia degli atei. Alla fine, la politica da lui adottata, il timore per la propria incolumità di molti membri della Convenzione nazionale e del club dei giacobini, e una certa sicurezza derivata dalle vittorie militari francesi all’estero, fecero convergere le diverse correnti che gli erano contrarie, che organizzarono una congiura per rovesciarlo.

Il 27 luglio 1794 (9 termidoro secondo il calendario repubblicano), durante una seduta della Convenzione nazionale, gli venne negata la parola e poco dopo fu arrestato. Liberato dai suoi sostenitori, venne nuovamente catturato dalle milizie della Convenzione e il 28 luglio fu ghigliottinato assieme a 19 suoi fedeli partigiani, fra cui Louis Saint-Just. Il giorno dopo vennero giustiziati altri 80 seguaci di Robespierre, che si erano messi in luce durante il periodo del Terrore.

Luigi XIV il Re Sole

INTRODUZIONE Luigi XIV il Re Sole (Saint-Germain-en-Laye 1638 – Versailles 1715), re di Francia (1643-1715). Figlio di Luigi XIII e di Anna d’Austria, salì al trono all’età di cinque anni. Come sovrano esercitò sul paese un potere assoluto (sintetizzato nella celebre frase “L’Etat c’est moi”, lo Stato sono io, che gli fu attribuita) e combatté numerose guerre per il predominio in Europa. Il suo regno, il più lungo nella storia europea (72 anni), fu caratterizzato da una grande fioritura delle arti e della cultura.

I PRIMI ANNI Nel 1643, alla morte del padre, il giovane principe salì al trono, prima sotto la reggenza della madre, alla quale dovette la propria educazione cattolica, e in seguito del cardinale Mazzarino, che lo iniziò all’arte del governo. Gli episodi della Fronda (due ribellioni contro la Corona scoppiate fra il 1648 e il 1653) furono un chiaro monito, per il sovrano, della necessità di ripristinare l’ordine nel paese e dell’urgenza di varare nuove riforme e lo resero profondamente diffidente nei confronti della nobiltà. Dopo la pace dei Pirenei (1659), nel 1660 Luigi sposò l’infanta Maria Teresa, sua cugina, figlia di Filippo IV di Spagna. Alla morte di Mazzarino (1661), il sovrano si rifiutò di nominare un primo ministro: decise infatti di governare da solo e scelse Jean-Baptiste Colbert come consulente finanziario, il quale sviluppò le manifatture, promosse l’esportazione e riorganizzò la flotta francese. Nonostante la giovanissima età, Luigi si dimostrò un ottimo sovrano. Creò due nuovi strumenti di potere: un corpo di diplomatici molto preparato e un esercito permanente. Dopo il 1682 si trasferì quasi definitivamente nella splendida reggia di Versailles, nei pressi di Parigi, che divenne celebre per la lussuosa vita di corte.

ANNI DI GRANDI GUERRE In politica estera il Re Sole ebbe un unico grande obiettivo: affermare la potenza francese, consolidando le frontiere e ostacolando il potere degli Asburgo, che in passato avevano minacciato la Francia su due fronti attraverso il controllo della Spagna e della Germania. Nelle quattro guerre che combatté, Luigi seppe essere anche un valido comandante militare. Nel 1667, rivendicando i diritti di sua moglie (jus devolutionis) sui Paesi Bassi, condusse la guerra di devoluzione. I successi riportati dai francesi spinsero Inghilterra, Olanda e Svezia a unirsi contro la Francia e a trovare un accordo con la pace di Aquisgrana (1668). Nel 1672 Luigi spedì un’armata contro l’Olanda: per sei anni olandesi, spagnoli e austriaci, uniti in una grande coalizione, resistettero agli attacchi francesi. Con i trattati firmati a Nimega (1678) Luigi ottenne dagli spagnoli la Franca Contea e si appropriò di numerose fortezze nelle Fiandre. Mentre le sue truppe combattevano contro i protestanti olandesi, vietò la libertà di culto agli ugonotti (i protestanti francesi) e rafforzò il controllo sul clero cattolico. Nel 1685, determinato nel voler costringere gli ugonotti alla conversione, revocò la carta delle libertà, l’editto di Nantes, esiliando oltre 200.000 persone e scatenando la rivolta dei camisards. Sebbene approvata dai sudditi cattolici, la revoca dell’editto di Nantes scatenò l’opposizione dei protestanti di tutta Europa. Dopo la morte della regina Maria Teresa, nel 1683, Luigi aveva sposato in segreto Françoise d’Aubigné, conosciuta come Madame de Maintenon, con l’accordo che i suoi figli non avrebbero avuto alcun diritto al trono. Nel 1688 spedì un’armata in Renania rivendicando il Palatinato per la cognata Elisabetta Carlotta di Baviera e dando così inizio alla guerra della Lega di Augusta (1688-1697), che portò alla luce la debolezza dell’esercito francese. Nonostante la vittoria in Renania, la pace di Rijswijk (1697) segnò l’inizio del tramonto della monarchia francese. L’ultima impresa militare di Luigi XIV fu la guerra di successione spagnola (1701-1714), scoppiata quando al trono di Spagna ascese il nipote di Luigi, Filippo. Le truppe francesi, contrastate da un’alleanza fra le potenze europee, persero gran parte delle battaglie più importanti, ma riuscirono a ottenere il controllo della Spagna. La pace di Utrecht (1713), con cui molti possedimenti francesi in America settentrionale passarono all’Inghilterra, riconobbe Filippo come re di Spagna. Luigi XIV continuò a regnare fino al 1715: “Io parto, ma la Francia resta” fu la sua ultima frase prima di morire.

UN GRANDE MECENATE Oltre alle glorie militari, Luigi XIV volle acquistare alla Francia meriti anche nel campo delle arti. Commedie di Molière e Racine furono rappresentate a corte, quadri dei maestri francesi decoravano le pareti dei palazzi reali e la musica di Jean-Baptiste Lully intratteneva gli ospiti del sovrano. La reggia di Versailles fu il palcoscenico ideale per la sua corte sontuosa. Sotto il suo regno furono fondate l’Accademia di pittura e scultura (1655), l’Accademia delle scienze (1666), l’Accademia di architettura (1671) e nel 1680 la Comédie Française. Per volontà del sovrano Parigi fu teatro di grandi opere architettoniche e urbanistiche: le mura medievali furono abbattute, fu costruito l’Hôtel des Invalides per i veterani, fu progettato il grande viale degli Champs-Elysées e fu ristrutturata la cattedrale di Notre-Dame. Durante il lunghissimo regno del Re Sole la Francia si impose come modello politico e burocratico per l’Europa assolutista del XVIII secolo.

Jean-Jacques Rousseau (Ginevra, 1712 – Ermenonville, 1778) ebbe un’infanzia difficile: la madre Suzanne morì dandolo alla luce, il padre fu presto costretto la ad abbandonare città, senza poter portare con sé i figli.
Affidato al pastore Lambercier di Bossey, venne educato ai principi religiosi e alle letture morali.
Nel 1745 si avvicinò a Diderot e a Condillac, collaborando successivamente alla stesura di alcune voci dell’Encyclopedie. Nel 1757 interruppe i suoi rapporti con gli Enciclopedisti e si ritirò a Mountmorency, dove scrisse le sue opere più importanti: La nuova Eloise, Il contratto sociale e l’Emilio. Queste opere furono messe all’indice dalle autorità parigine e Rousseau fu costretto a rifugiarsi a Neuchatel.
A causa delle cattive condizioni di salute, si ritirò dopo qualche tempo a Ermenonville, dove morì.
Le opere di Rousseau rappresentano, all’interno dell’Illuminismo, un momento di transizione: in questa infatti si accentua, da un lato, il richiamo alla libertà tipica degli illuministi, e, dall’altro, emerge una protesta romantica contro l’Illuminismo.

Lascia un commento